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Speleologia

La Grotta di Santa Barbara possiede uno sviluppo planimetrico documentato di 420 m, anche se alcune diramazioni esplorate nel corso dell’ultimo quinquennio suggeriscono un’estensione che sfiora il chilometro. Alla cavità si accede mediante un salto profondo circa 3 m, creatosi a seguito di un collasso gravitativo della volta che ha permesso l’accesso ad una condotta sub-parallela molto vicina alla superficie. Povera di fenomeni di concrezionamento, la grotta mostra belle morfologie di erosione, dovute all’antico passaggio di un corso d’acqua che ha mirabilmente modellato pareti e volta. Alcune vie di possibile prosecuzione sono ostruite da accumuli di terre rosse mentre diverse strette diramazioni si lasciano percorrere per decine di metri fino a diventare del tutto impraticabili.

Archeologia

Ricerche e scavi effettuati nella cavità dall’Università di Bari hanno permesso di accertare la presenza di una frequentazione umana risalente ad una fase avanzata dell’età neolitica, attorno alla metà del V millennio a.C. L’accesso nel sottosuolo, tuttavia, era diverso da quello attuale, apertosi casualmente; l’entrata antica, riconosciuta dal sottosuolo per la presenza di un possente conoide detritico, potrebbe essere stata interrata intenzionalmente già in passato. Le indagini archeologiche hanno permesso di recuperare pregevoli testimonianze di cultura materiale, soprattutto ascrivibili alla facies cosiddetta di “Serra d’Alto” (in particolar modo vasi splendidamente decorati con complessi motivi dipinti). La grotta sembra essere stata frequentata per motivi connessi alla sfera del culto ma anche per ragioni funerarie.

Collaborazioni

  • Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Galleria fotografica

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Grotta di Santa Barbara (Polignano a Mare, Bari)

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