La Grotta della Monaca si sviluppa
all’interno di calcari dolomitici del Trias e, con un
maestoso ingresso a 600 metri di altitudine s.l.m., domina
l’alta valle del Fiume Esaro.
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L'alta valle
del Fiume Esaro
vista dall'ingresso della cavità. |
L'imponente bastione
roccioso che ospita
la grotta, visto dalle alture prospicienti. |
Dal punto di vista morfologico la cavità può
essere tripartita nei seguenti settori ipogei: un’ampia
condotta d’ingresso, denominata “Pregrotta”;
un enorme ambiente intermedio, la “Sala dei pipistrelli”;
una serie di esigui budelli finali, detti “Cunicoli
terminali”. La Pregrotta è una galleria in lieve
salita caratterizzata al suolo da un accumulo caotico di massi
di crollo che hanno risparmiato solo la zona prossima all’ingresso.
Dopo circa 50 metri essa termina in corrispondenza di un varco
denominato “Diaframma”, che permette di accedere
alla successiva Sala dei pipistrelli.
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Gli enormi accumuli
di crollo che occupano
il suolo della Pregrotta. |
Il
volto della "Monaca", la concrezione calcitica
che dà il nome alla cavità. |
Questa è una delle più grandi sale sotterranee
finora note in Calabria: le sue dimensioni spaziano da 60
metri di lunghezza massima a 30 di larghezza. Tra le concrezioni
presenti spicca una colata calcitica che la fantasia popolare
associa alla figura di una monaca, da cui deriva il toponimo
della cavità. Benché si tratti chiaramente di
una formazione naturale, non sono improbabili alcuni piccoli
interventi artificiali all’altezza del volto della figura.
Discendendo nella parte più profonda della Sala dei
pipistrelli si giunge in corrispondenza dei Cunicoli terminali.
Si tratta di basse ramificazioni che si sviluppano fino ad
oltre 60 metri nella massa rocciosa: le loro dimensioni diminuiscono
gradualmente fino ad esaurirsi in strette fessure impraticabili
all’uomo. |