CENTRO REGIONALE DI SPELEOLOGIA
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Grotta della Monaca. Storia delle esplorazioni
 
 
La prima segnalazione accertata relativa alla Grotta della Monaca compare nei manoscritti del noto letterato calabrese Vincenzo Padula da Acri che, nella seconda metà dell’Ottocento, aveva brevemente citato la cavità motivandone il nome in quanto “[...] nella seconda stanza vi si vede ancora, benché guasta dal tempo, una monaca scolpita”. Non sappiamo se il letterato di Acri abbia visitato di persona la grotta oppure, com’è più probabile, ne abbia avuto notizia da qualche informatore del luogo. Certo è che il 27 ottobre 1878 essa fu esplorata da un tal Enrico Giovanni Pirongelli, che dell’impresa lasciò un dettagliato e suggestivo resoconto apparso su “Il Calabrese”, un giornale dell’epoca.

  L'ingresso di Grotta della Monaca in una foto degli anni Trenta.

Dovettero passare ben 61 anni perché qualcuno si interessasse nuovamente del sistema sotterraneo e questa volta toccò ad Enzo dei Medici, uno dei pionieri della ricerca speleologica in Calabria. Egli realizzò, nel novembre del 1939, un primo rilevamento topografico dell’intera cavità calcolando uno sviluppo complessivo di 260 metri. Scrisse inoltre, come il Pirongelli, una cronaca della sua esplorazione in cui fra le altre cose segnalò la presenza di strani “muretti a secco” nei settori ipogei più interni. Il dei Medici, pur non riconoscendo in quelle opere le vestigia di remote attività minerarie, intuì che si trattava del risultato di un’attività umana finalizzata a creare spazio liberando il passaggio dalle pietre che ingombravano il suolo.

 
Rilevamento topografico di Grotta della Monaca, effettuato da Enzo dei Medici nel novembre del 1939.

L’importanza paletnologica della grotta fu sospettata solo nel 1975 da un gruppo di esploratori della Società Speleologica Svizzera. Serge Piaget, capogruppo della spedizione, segnalò infatti in un suo scritto il rinvenimento di resti ceramici e ossei ed auspicò l’intervento di archeologi. Nel 1997 l’appello del Piaget venne finalmente raccolto da un gruppo di ricercatori connessi alla Cattedra di Paletnologia dell’Università degli Studi di Bari e al Centro Regionale di Speleologia “Enzo dei Medici”. Le indagini preliminari condussero all’individuazione di numerose testimonianze collegabili alle remote attività di coltivazione mineraria avvenute nella grotta (strumenti litici da miniera, impronte di escavazione, muretti a secco, etc.). Considerata l’importanza della scoperta, sin dall’anno 2000 sono state effettuate campagne di ricerca e scavo archeologico che continuano ancora oggi.
 
   
   
       
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February 16 2010 10:54:16