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Cartoline


Cofanetto 1 - Sul Pollino dallo Ionio
Escursioni naturalistiche e speleologiche


Monte Sellaro (m 1439 s.l.m.), riconoscibile sullo sfondo e osservato dalle pendici meridionali del M. Sparviere.
Veduta invernale del Monte Sellaro (m 1439 s.l.m.),
riconoscibile sullo sfondo e
osservato dalle pendici
meridionali del M. Sparviere.
 
Chi arriva in Calabria da Settentrione seguendo il litorale ionico scorge presto, circa quaranta chilometri dopo il confine con la Basilicata, la sagoma di una montagna ben diversa dalle alture che fino ad allora si sono snodate nel primo entroterra. È il Monte Sellaro, la cui possente mole calcarea si sdoppia in alto formando due distinte vette: il Sellaro propriamente detto, che si eleva fino a 1439 metri s.l.m., e il Panno Bianco, alto 1330 metri. Le valli dei Torrenti Raganello e Caldanello, che lo delimitano rispettivamente da Sud-Ovest e da Nord-Est, permettono un agevole accesso al versante orientale dell'odierno Parco Nazionale del Pollino, facilitato in un primo tratto dal tracciato della Strada Statale 92. Sotto il profilo geomorfologico, questo vasto territorio è
  Veduta autunnale del crinale da Manfriana a Serra delle Ciavole.
  Veduta autunnale del crinale da Manfriana a Serra delle Ciavole.
caratterizzato da un'imponente dorsale montuosa che, già preannunciata dal Sellaro, si snoda alle sue spalle per circa nove chilometri da Sud-Est a Nord-Ovest, a cavallo delle regioni di Calabria e Basilicata. Le maggiori altitudini sono rappresentate dal Monte Manfriana (1981 metri), dalla Serra Dolcedorme (2267 metri), dal Monte Pollino (2248 metri) e dalla Serra del Prete (2180 metri). Una successione di rilievi che, per la particolare posizione geografica, permette di ammirare con un unico colpo d'occhio tanto la costa tirrenica, nel tratto compreso tra Maratea e Belvedere Marittimo, quanto quella ionica, con l'ampio Golfo di Sibari in primo piano. L'accesso a queste vette, e ai pianori di alta
Panoramica autunnale del versante orientale del massiccio del Pollino, osservato dal Monte Sellaro.
Panoramica autunnale del
versante orientale del
massiccio del Pollino,
osservato dal Monte Sellaro.
quota che si estendono ai loro piedi, è possibile seguendo differenti itinerari; alcune vie preferenziali, tuttavia, si distinguono in modo particolare, risultando alquanto vantaggiose rispetto ad altre e per tale motivo piuttosto frequentate da chi intende raggiunge il cuore del massiccio del Pollino. Un itinerario di particolare pregio paesaggistico è quello che dal centro abitato di San Lorenzo Bellizzi, passando dalla Timpa della Falconara (1656 metri) e attraversando la cosiddetta "Fagosa" - un fitto bosco di faggi dove è facile perdersi se si abbandonano i sentieri - giunge ai Piani di Pollino risalendo a mezza costa I'imponente Serra delle Ciavole (2127 metri). I Piani
  Imbocchi di grotte in Località Terra Masseta, sul Monte Sellaro (Cerchiara di Calabria - CS).
  Imbocchi di grotte in Località
Terra Masseta, sul Monte
Sellaro (Cerchiara di
Calabria - CS).
di Pollino colpiscono l'escursionista per l'ampiezza degli spazi aperti, inattesi a quelle altitudini (all'incirca tra 1800 e 1950 metri): un'enorme distesa di prati disposti a vari livelli a mo' di successive terrazze, ricolmi di fiori e piante odorose che fanno ritornare in mente la spiegazione che del nome della montagna dava Gabriele Barrio nel XVI secolo. Costui, nel suo De antiquitate et sito Calabriae, fa derivare il termine "Pollino" dal latino polleo, nel significato di "avere abbondanza", in particolare, come egli stesso sottolinea, delle numerose erbe e piante con potere curativo e medicamentoso. Scrive il Barrio: "[...] A settentrione si eleva un alto monte, il Pollino, cosi detto da polleo, perché sembra sia ricco di ottime erbe utili in medicina. Nascono lì, infatti, come ho appreso dai botanici, dittamo di Creta, camomilla, meo, nardo, loto, anonide, anemone, rabarbaro, pìretro, ginepro in abbondanza, stellaria, cardo che dà il mastice, citiso, onde si producono formaggio e cacio equino molto lodati; crescono rigogliose, inoltre, su questo monte, altre numerose celebratissime erbe [...]". La parte più depressa dei Piani di Pollino è nota col toponimo di Piano di Toscano e rappresenta di fatto l'area maggiormente pianeggiante del luogo: per lungo tempo adibita a pascolo di armenti e ancora oggi ricetto di mandrie di cavalli che vivono allo stato brado, essa presenta sulla sua superficie le tracce di antichi fenomeni glaciali, come morene e circhi scavati dal peso dei ghiacci che si accumularono sul massiccio montuoso nel corso dell'ultima glaciazione. Al tempo stesso mostra, ad un'osservazione attenta, la sua natura prevalentemente carsica: una serie di piccole doline e inghiottitoi, infatti, funge da punti di assorbimento idrico durante la stagione delle piogge o allorché
Santuario della Madonna delle Armi (Cerchiara di Calabria - Cosenza).  
Santuario della Madonna
delle Armi (Cerchiara
di Calabria - Cosenza).
 
si disciolgono le nevi invernali. I fenomeni carsici contraddistinguono l'intero territorio, ricco di grotte, caverne e profonde voragini. È soprattutto il Monte Sellaro a mettersi in evidenza per una marcata concentrazione di notevoli sistemi sotterranei. La particolare ricchezza di cavità naturali è fra l'altro testimoniata dal nome di un noto luogo di culto, ubicato a 1015 metri di altitudine lungo il versante meridionale del già citato Panno Bianco. Si tratta del Santuario della Madonna delle Armi, menzionato per la prima volta in un diploma del 1192 ma certamente risalente almeno alla seconda metà del X secolo.
  Colata calcitica nella Grotta di Serra del Gufo (Cerchiara di Calabria - Cosenza).
  Colata calcitica nella Grotta
di Serra del Gufo (Cerchiara
di Calabria - Cosenza).
Il termine "Armi" sembra derivare dal vocabolo greco armòs, significante "fessura nella roccia, spaccatura, spelonca" e quindi potrebbe alludere alla presenza di numerose caverne sul monte. Grotte importanti sono l'Abisso del Bifurto, profondo circa 700 metri, caratterizzato da un'impressionante sequenza di enormi pozzi di varia profondità, e la Grotta di Serra del Gufo, lunga oltre un chilometro e provvista di ampie gallerie splendidamente adorne di concrezioni calcitiche. Ancora da segnalare è, alle pendici sudorientali del Sellaro, un sistema di cavità carsiche attraversate da acque sulfuree calde (30°C in media), che hanno attratto l'uomo sin dall'antichità per le loro proprietà terapeutiche e medicamentose. La Grotta dei Bagni, in particolare, ospita oggi un impianto termale aperto al pubblico, provvisto di una grande piscina in cui sono convogliate le calde acque sgorganti dalle profondità della terra. Nei suoi recessi più interni sono state rinvenute, all'interno di uno specchio d'acqua, un centinaio di lucerne di età romana, probabile testimonianza di un culto tributato a qualche divinità.
Grotta dei Bagni (Cerchiara di Calabria - CS). Sifone di acque sulfuree (30°C in media) sgorganti da fessure presenti nella roccia.  
Grotta dei Bagni (Cerchiara
di Calabria - CS). Sifone di
acque sulfuree (30°C in
media) sgorganti da fessure
presenti nella roccia.
 
Tra le peculiarità naturalistiche del massiccio orientale del Pollino è necessario citare le Gole del Raganello, lunghe circa nove chilometri e meta sempre più frequente di comitive di escursionisti attratti dall'aspra bellezza del luogo. Il Torrente Raganello possiede sorgenti alimentate da numerosi canali situati tra la Serra delle Ciavole e la Timpa della Falconara. Questo corso d'acqua, penetrando in una profonda forra alle spalle del maestoso bastione calcareo della Timpa di San Lorenzo (1652 metri), dopo un breve tratto all'aperto rientra nuovamente in gola alle falde occidentali del Monte Sellaro; ne fuoriesce definitivamente, dopo un percorso assai suggestivo fatto di cascate, marmitte e vasche ricolme di limpidissima acqua, sotto il centro abitato di Civita: da qui in poi le acque del torrente diventano placide e, nel giro di una quindicina di chilometri, sfociano nel Mar Ionio.
 
  Escursionisti nelle Gole del Raganello (comuni di San Lorenzo Bellizzi e Civita - CS).
    Escursionisti nelle Gole del
Raganello (comuni di San
Lorenzo Bellizzi e Civita - CS).
Il paesaggio è dominato da maestose pareti calcaree, spesso strapiombanti, che in alcuni punti sfiorano i 600 metri di altezza. La fantastica corona di montagne e creste rocciose che protegge i pianori d'alta quota già descritti, nel cuore del massiccio centrale del Pollino, offre ospitalità ad un albero molto raro, il "Pino loricato" (Pinus leucodermis Antoine). Questa specie arborea, diffusa su diverse vette del Parco Nazionale del Pollino, deve la sua denominazione al caratteristico aspetto della corteccia, simile ad una lorica, la corazza a scaglie dei legionari romani. Le piante adulte, infatti, sono facilmente riconoscibili proprio per la presenza dell'inconfondibile corteccia che avvolge tronco e rami, costituita da placche trapezoidali o esagonali. II pino loricato è un albero di notevoli dimensioni: può raggiungere i 40 metri di sviluppo verticale con un tronco che, ad altezza d'uomo, misura poco meno di un metro e mezzo di diametro. La pianta possiede anche caratteristiche di grande longevità, essendo noti esemplari che i botanici indicano come vecchi di 850-900 anni. Il pino loricato vive abbarbicato a quote elevate sui versanti più aspri delle maggiori vette, dove si è ritirato per far fronte all'avanzata del faggio con il quale, sotto i 2000 metri di altitudine,
Pino loricato (Pinus leucodermis Antoine) ritratto sul Monte Manfriana 1981 metri s.l.m.).  
Pino loricato
(Pinus leucodermis Antoine)
ritratto sul Monte Manfriana
(1981 metri s.l.m.).
 
si trova ad essere in forte competizione. I fitti ed estesi boschi di faggio (Fagus sylvatica), infatti, ricoprono quasi ovunque la fascia altitudinale compresa fra i 2000 e i 1000 metri. Tale essenza arborea ha alimentato per diversi decenni, agli inizi del Novecento, una fiorente industria del legname. Ancora oggi non è difficile imbattersi nelle vestigia degli impianti prodotti per il trasporto a valle dei tronchi tagliati ad alta quota: sulle creste principali e lungo i loro pendii si incontrano spesso pilastri e ancoraggi per teleferiche, grossi cavi d'acciaio abbandonati al suolo e, soprattutto, lunghi varchi regolari nella vegetazione, ospitanti un tempo vere e proprie vie ferrate poi dismesse che, percorse da piccoli treni da carico, attraversavano quei folti boschi.
 
 
 
   
   
       
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Ultima modifica:
February 16 2010 10:54:22