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Cartoline


Cofanetto 2 - Sant'Agata di Esaro
La valle  le grotte  le miniere

La valle

Alta valle del Fiume Esaro. Il profondo solco vallivo dell'Esaro visto dall'ingresso di Grotta della Monaca.
Alta valle del Fiume Esaro.
Il profondo solco vallivo
dell'Esaro visto dall'ingresso
di Grotta della Monaca.
 
Il paesaggio naturale di Sant'Agata di Esaro (provincia di Cosenza) è dominato, a Nord-Ovest, da una profonda incisione valliva al cui fondo scorre il Fiume Esaro. L'ambiente, ricco di balze rocciose e scoscesi dirupi, è caratterizzato da un aspetto aspro e tormentato che lo rende tra i più suggestivi dell'intera Calabria settentrionale. Il corso d'acqua, con una portata idrica media di 11,50 m3/sec, dopo essersi consolidato a monte per l'apporto di più torrenti tributari, si insinua in una profonda e ampia valle a "V", quasi una gola tanto è stretta in basso, compresa tra gli enormi massicci calcarei del cosiddetto "Cuppone" (1093 metri s.l.m.) a Nord e della Serra Cannicella (989 metri) a Sud. Tale valle, che si sviluppa in linea d'aria per circa due chilometri, costituisce un vantaggioso asse di collegamento tra il vicino litorale tirrenico e l'esteso entroterra collinare in cui è situato il centro abitato di Sant'Agata. La massiccia barriera di rilievi montuosi che sembra impedire il passaggio verso Ovest nasconde, di fatto, l'esistenza di un agevole varco tra i monti noto
  Alta valle del Fiume Esaro. La valle dell'Esaro vista dalla zona delle due sorgenti, presso il Passo dello Scalone (740 metri s.l.m.).
  Alta valle del Fiume Esaro.
La valle dell'Esaro vista dalla
zona delle due sorgenti,
presso il Passo dello
Scalone (740 metri s.l.m.).
come Passo dello Scalone (740 metri s.l.m.), ubicato alle falde del Cozzo La Limpa (1093 metri). Così ne parla Leopoldo Pagano, erudito e studioso di cose calabresi, alla metà dell’Ottocento: "In una delle balze della Limpia è una viuzza tagliata nel sasso macigno, ma stretta, detta lo Scalone di sant'Agata dai Belvederesi, che per accorciare la strada di sant’Agata molti passano per colà. Lo Scalone della Limpia e un passo sì dirupato, che i viandanti ed i giumenti carichi debbono camminare per una viarella breve e strettissima all'orlo d'un precipizio certo. Se per disgrazia uscisse fuori un piede
Grotta della Monaca. L'enorme ingresso della cavità visto dal suo interno.  
Grotta della Monaca.
L'enorme ingresso della
cavità visto dal suo interno.
 
in fallo, nè l'uomo nè la bestia potrebbero essere più salvi. Io ci sono passato nel 1855, venendo da S. Marco Argentano, patria de' miei avi". Il Passo dello Scalone, oltre a fornire una comoda possibilità di valico a bassa quota in senso Est-Ovest (permettendo dunque il raccordo, non sempre agevole nel territorio calabrese, tra versante ionico e versante tirrenico della regione), segna un'importante linea di confine tra due aree geologicamente differenti. Termina qui, infatti, l'estrema ossatura calcarea e calcareo-dolomitica dei cosiddetti "Monti dell'Orsomarso", a loro volta estrema propaggine dei più possenti affioramenti carbonatici settentrionali del gruppo montuoso del Pollino, e inizia, a Sud, la Catena Costiera Calabrese, caratterizzata prevalentemente da rocce cristallino-scistose. Il Fiume Esaro, dopo aver attraversato la vasta vallata in cui è ubicata Sant'Agata, confluisce ad Oriente nella Piana di Sibari. Qui le sue acque, riversandosi nel maggiore Fiume Coscile, e dopo un'ulteriore confluenza del Coscile nel Crati, sfociano infine nello Ionio.


Le grotte

Grotta della Monaca. Il volto della cosiddetta "Monaca", una concrezione di calcite da cui prende il nome la cavità.  
Grotta della Monaca. Il volto
della cosiddetta "Monaca",
una concrezione di calcite da
cui prende il nome la cavità.
 
L'ossatura calcareo-dolomitica che caratterizza gran parte del territorio di Sant'Agata di Esaro permette l'esplicarsi di notevoli fenomeni carsici ipogei, perlopiù ad andamento sub-orizzontale sebbene non manchino cavità a sviluppo verticale. L'emergenza sotterranea più importante della zona è rappresentata dalla Grotta della Monaca, che si apre poco meno di un chilometro a Nord-Ovest del centro abitato. Le ragguardevoli dimensioni del suo ingresso (alto ben 12 metri) fanno sì che l'atrio iniziale sia chiaramente visibile dalle alture circostanti e dal fondovalle. Grotta della Monaca rappresenta una delle più importanti cavità naturali calabresi: segnalata sin dalla metà dell'Ottocento, essa e stata ripetutamente oggetto di visite da parte della gente del luogo, dettate da semplice curiosità, ma anche di vere e proprie esplorazioni speleologiche con finalità documentarie. Fra queste si segnalano,
  Grotta di Sant'Angelo. Frattura di origine tettonica con il fondo completamente occupato dall'acqua.
  Grotta di Sant'Angelo.
Frattura di origine tettonica
con il fondo completamente
occupato dall'acqua.
in particolare, quella di Enzo dei Medici avvenuta nel 1939 e quelle condotte trentasei anni più tardi, nel 1975, dal Club "Spéléologues du Triangle Rouge", divenuto in seguito una sezione della Società Svizzera di Speleologia. Lunga ben 355 metri, la cavità impressiona soprattutto per la vastità di un ampio vuoto sotterraneo, denominato “Sala dei pipistrelli" per la presenza di una nutrita colonia di chirotteri che vi soggiorna stabilmente: questa sala, i cui assi maggiore e minore sono pari rispettivamente a 60 e 30 metri, rappresenta uno degli ambienti sotterranei più vasti fra quelli oggi conosciuti nell'intera regione Calabria. Degne di
Grotta del Tesauro. Veduta della galleria principale.  
Grotta del Tesauro.
Veduta della galleria
principale.
 
menzione per ampiezza di ambienti interni, sviluppo e profondità, sono anche la Grotta della Nocara, la Grotta del Tesauro e la Grotta di Sant'Angelo, situate alle falde della Serra Cannicella, nonché alcune voragini che si aprono alle pendici del più elevato Cozzo La Limpa. La Grotta del Tesauro e la Grotta di Sant'Angelo, in particolare, risultano essere le emergenze ipogee più interessanti dopo Grotta della Monaca. Lunghe rispettivamente circa 50 e 75 metri, sono ben note alla gente del luogo cosicché vengono puntualmente citate ogniqualvolta si richiedono informazioni sulle cavità naturali che si trovano nel territorio. La prima presenta interessanti analogie con la più importante Grotta della Monaca, dalla quale è individuabile "a vista" distando in linea d'aria solo 250 metri: al suo interno, infatti, compaiono abbondanti depositi di idrossidi ferrosi presenti ugualmente nella cavità maggiore; la seconda, di chiara origine tettonica, ospita lungo il percorso sotterraneo una sequenza di vasche d'acqua che conferiscono agli ambienti, soprattutto a quelli più profondi, un pregevole aspetto estetico. Tutte queste grotte si aprono in luoghi di ineguagliabile valenza naturalistica, lungo il confine sud-occidentale del Parco Nazionale del Pollino.


Le miniere

Grotta 
                          della Monaca. Muretti a secco creati nel corso di attività minerarie.
Grotta della Monaca.
Muretti a secco creati nel
corso di attività minerarie.
 
La vocazione mineraria del territorio di Sant'Agata di Esaro è un'acquisizione piuttosto recente e coincide con le ricerche speleo-archeologiche effettuate nella Grotta della Monaca a partire dall'anno 1997, condotte dal Centro Regionale di Speleologia "Enzo dei Medici" prima e dalla Cattedra di Paletnologia dell’Università degli Studi di Bari poi. In precedenza l'unica traccia di una possibile attività mineraria locale era di natura toponomastica, rappresentata dalla presenza di una contrada e di un rudere che la gente del posto chiama rispettivamente "Miniere" e “Casino delle miniere" senza tuttavia saperne spiegare il motivo. L'importanza mineraria di Grotta della Monaca dipende dalla presenza al suo interno di notevoli depositi di minerali di ferro e, in misura minore, di rame. Fra i primi abbonda soprattutto la goethite, un idrossido, mentre i secondi sono rappresentati principalmente da due carbonati, la malachite e I'azzurrite. Le ricerche condotte nella cavità hanno permesso di accertare la presenza di remote coltivazioni minerarie dirette allo sfruttamento di questi minerali. Il rinvenimento di particolari utensili da scavo in pietra, come asce-martello, mazzuoli e picconi scanalati,
  Grotta della Monaca. Mineralizzazioni presenti all'interno della cavità.
  Grotta della Monaca.
Mineralizzazioni presenti
all'interno della cavità.
testimonia senza ombra di dubbio che i minerali di Grotta della Monaca sono stati oggetto dell'attenzione dell'uomo preistorico. Al momento le testimonianze archeologiche più antiche dal punto di vista estrattivo rimandano ad un lasso di tempo inquadrabile nel periodo a cavallo tra I'età del Rame e I'età del Bronzo, vale a dire tra 5000 e 3500 anni da oggi. Le ricerche più recenti, tuttavia, tenderebbero a spostare questa datazione indietro nel tempo di qualche millennio. Sono stati individuati degli ambienti ipogei, infatti, dove le tracce di frequentazione umana sembrano più antiche, potenzialmente risalenti ad una fase media dell'età neolitica (tra 6500 e 6000 anni fa). Oltre agli strumenti litici scanalati, che costituiscono dal punto di vista archeologico un fossile-guida assai
Grotta della Monaca. Utensili in pietra di età preistorica impiegati per lo sfruttamento delle risorse minerarie.  
Grotta della Monaca.
Utensili in pietra di età
preistorica impiegati per lo
sfruttamento delle risorse
minerarie.
 
attendibile per il riconoscimento delle coltivazioni minerarie preistoriche, sono stati osservati nella grotta muretti a secco e depositi mineralizzati recanti numerose impronte di scavo. I primi avevano la funzione di sgombrare gli ambienti sotterranei dai detriti e dai materiali di scarto, risultato ottenibile mediante l'accantonamento ordinato delle risulte lungo il perimetro delle condotte; i secondi attestano invece le aggressioni dei minatori nei confronti dei minerali presenti nel sottosuolo, con strumenti in pietra ma anche in corno, osso e, probabilmente, legno. Anche la Grotta del Tesauro, insieme ad una serie di altre cavità minori, mostra tracce di sfruttamento minerario antico. Tuttavia queste rimandano a coltivazioni più recenti, inquadrabili a partire dal XVI secolo della nostra era e dirette principalmente all'approvvigionamento della goethite.

 
 
 
   
   
       
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Ultima modifica:
February 16 2010 10:54:22